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Risposta ai bisogni di eliminazione dei neonati nell’Africa indigena: come i bambini apprendono a fare i propri bisogni nel luogo appropriato

Original article written by Andrea Olson

indigenous african baby infant potty training
tutte le citazioni e le foto di questo articolo sono protette da (c) copyright di Laurie Boucke Infant Potty Training (Educazione infantile al vasino)

Non so a voi, ma a me piace tantissimo documentarmi e raccontare storie di vita reale.

Desidero condividerne alcune su come certe popolazioni indigene in tutto il pianeta, nel mondo di oggi per essere precisi, educano i loro bambini a fare i propri bisogni nel luogo appropriato senza l’utilizzo dei pannolini.

Oggi inizieremo parlando di alcuni popoli indigeni dell'Africa.

Tutte le volte mi viene posta questa domanda: le persone praticano "Elimination Communication" nelle comunità indigene o fanno qualcosa di completamente diverso?

Considerando il quadro generale io credo di sì...ma lo fanno in tanti piccoli modi differenti!

Voglio dire, è decisamente diverso praticare EC nel mondo occidentale perché...

  1. Siamo molto più distratti dalle cose non essenziali della vita
  2. I nostri bambini devono usare un vasino e poi un water che si trova all'interno della casa e imparare a sedercisi sopra
  3. I nostri bambini in genere indossano più strati di vestiti, scarpe e ogni sorta di cose complicate con cui hanno bisogno di assistenza e
  4. Siamo cresciuti in una società che promuove e utilizza i pannolini, non in una società che offre la possibilità di eliminare in un luogo adibito fin dalla nascita; perciò dobbiamo davvero impegnarci per poter accompagnare in modo responsabile i nostri figli perché possano imparare ad usare il vasino.

Ad essere onesti, la maggior parte delle altre culture non ha nemmeno un nome per l’educazione al vasino! Questa è sicuramente un'altra differenza: noi occidentali abbiamo dato questa definizione per capire di cosa si tratta e tornare ad integrare tutto ciò nella nostra vita quotidiana.

Proseguendo con la storia, ho selezionato le mie preferite dal libro enciclopedico di Laurie Boucke Infant Potty Training: a gentle and primeval method adapted to modern living (Educazione infantile al vasino: un metodo dolce e primordiale adattato alla vita moderna)... con il permesso dell'autrice. Uno dei suoi libri, dal titolo Infant Potty Basics, è anche disponibile su Kindle.

Come già accennato sopra, partiamo oggi con le abitudini di educazione infantile al vasino in Africa e continueremo questo filone di approfondimento incontrando poi altre regioni in una serie di articoli dedicati.

La maggior parte di questi miei articoli è tratta appunto dal libro di Laurie, in particolare dalla Parte 4 “Cross-cultural Studies” (Studi interculturali) alle pagine 299-316: vi suggerisco di procurarvi una copia del suo libro se desiderate leggere le storie integrali e più dettagliate scritte da questa pioniera ed esperta della pratica di EC.

Here we go! Please enjoy listening as you wash the dishes or do the laundry. ;)

Risposta ai bisogni di eliminazione del neonato in Botswana: i !Kung

"L'eliminazione non ha conseguenze sociali per i bambini Zhun/Twasi (il modo in cui i membri della tribù !Kung chiamano sé stessi, significa persone reali N.d.T.), sebbene le abbia nella tarda infanzia quando si tratta di bagnare il letto la notte. Prima che possa gattonare facilmente, infatti, il bebè urina e defeca regolarmente in grembo a qualcuno. Di solito non lo si sposta finché non ha finito e poi viene ripulito senza alcun commento. A poco a poco, man mano che acquisisce controllo e mobilità, gli viene detto di lasciare la casa e, dopo che ha imparato a camminare con disinvoltura, di allontanarsi dal villaggio. In molti episodi osservati, nessun neonato o bambino è mai stato minimamente turbato in relazione all'eliminazione (tranne i neonati nei primi due o tre mesi turbati dal cambio di posizione richiesto per la pulizia), né, del resto, nessun adulto lo è... Dal momento che i bambini sono svestiti e lo sporco viene immediatamente rimosso, la sensazione di bagnato non è mai motivo di pianto o fastidio."

Joseph Chilton Pearce (autore statunitense di numerosi libri sullo sviluppo umano e lo sviluppo del bambino, N.d.T.) presenta una versione leggermente diversa. “Melvin Konner (antropologo statunitense, N.d.T.), nei suoi studi sulla tribù Zhun/Twasi, una popolazione africana di cacciatori e raccoglitori che vive nei pressi del deserto Kalahari, ha incontrato dei bambini portati alla maniera ugandese. Le loro madri sapevano sempre quando il bebè stava per urinare o defecare e lo portavano tra i cespugli per eliminare. E’ appunto la madre che percepisce e conosce lo stato generale del bambino ed è in grado di anticipare ogni suo bisogno.”

Il Dottor Konner ha confermato che entrambe queste descrizioni concordano con le sue osservazioni. “Direi che la risposta della madre potrebbe essere quella di avvertire per tempo lo stimolo comunicatole dal bambino e allontanarlo dal proprio corpo affinché possa eliminare; o, se non si è accorta del segnale del bambino, di tenerlo leggermente scostato da sé appena ha iniziato a urinare o defecare.” Se perde completamente il segnale, semplicemente pulisce il bimbo e se stessa. “In ogni caso è stata la naturalezza con cui lo fa a colpirmi, provenendo io da una cultura in cui siamo tutt'altro che disinvolti (riguardo ai bisogni di eliminazione)!”

“I bambini piccoli vengono lasciati nudi e, poiché non ci sono pavimenti se non la sabbia del deserto, non c’è alcun problema se urinano ovunque si trovino. Quando defecano, vengono puliti con l'erba e le feci vengono immediatamente rimosse da un bambino più grande o un adulto. Non appena imparano a camminare abbastanza bene, vengono guidati per mano e incoraggiati a uscire dall’abitazione (werf: area dove vivono, casa e cortile con gli animali, tipico nel sud dell’Africa, N.d.T.) per i loro bisogni corporei, dapprima per motivi di pulizia e igiene e, man mano che crescono, anche per motivi di riserbo."

Kenya: i Digo

Cominciano l'allenamento dell'intestino e della vescica tra le 2 e le 3 settimane di vita e se la cavano abbastanza bene sotto tutti gli aspetti all'età di 4-6 mesi.

“La madre assume un ruolo di insegnante e si prende tutte le responsabilità nella fase iniziale del percorso di apprendimento. Porta il bambino fuori casa e lo tiene in una posizione speciale adatta all’apprendimento, all'inizio nei momenti in cui avverte che il bambino abbia bisogno di eliminare (dopo la poppata, al risveglio dai sonnellini, ecc.), con l'idea che presto imparerà a comunicarle in modo più attivo quando ha bisogno di liberarsi (intestino e/o vescica). Questo viene proposto molte volte durante il giorno e la notte.”

Kenya: i Tiriki

"Il processo di apprendimento a fare i bisogni nel luogo appropriato è permissivo e graduale; nelle capanne Tiriki, che per lo più hanno pavimenti in terra battuta imbrattati di sterco, che un bambino sporchi accidentalmente non rappresenta un grosso problema di pulizia. Ai neonati non vengono fatti indossare pannolini, l'adulto o la persona che si prende cura del bambino lo scosta agilmente dal proprio corpo al primo segno di evacuazione. I neonati vengono portati a cavallo dei fianchi delle mamme o di chi si prende cura di loro e sono invitati e accompagnati a uscire all'aperto e dirigersi verso un luogo appartato quando devono defecare, come dietro un banano, anche prima che siano in grado di camminare; appena sono in grado di farlo autonomamente, imparano presto a uscire all'esterno da soli perché vengono sollecitati verbalmente o, se necessario, presi in braccio e condotti verso l’uscita. Quando sono un po' più grandi, i bambini imparano attraverso l'esempio e gli ammonimenti dei loro famigliari più grandi.”

Mali: i Dogon

"Un bambino viene portato sulla schiena da sua madre per i primi 3 anni di vita circa. Intorno ai 6 mesi, la madre inizia a farlo sedere tra le sue gambe e lo incoraggia a defecare a terra o in un piccolo vaso. Alcune madri emettono piccoli rumori per incoraggiare l'eliminazione. Queste vocalizzazioni sono più sistematiche tra i Bambara, che costituiscono la maggioranza etnica del Mali. Le madri Dogon non rimproverano mai i loro bambini se si fanno addosso la pipì o la cacca. E spesso i bimbi piccoli ricevono assistenza (anche per i bisogni di eliminazione) dalle figlie maggiori, da sorelle e zie ma generalmente non dai fratelli o da altri maschi."

"Credo che i bambini Dogon finiscano l'apprendimento a tenersi puliti autonomamente intorno ai 18 mesi, a seconda della loro posizione nella gerarchia dei fratelli e anche dei desideri della madre. Le donne Dogon hanno carichi di lavoro molto pesanti e il tempo che riescono a dedicare ai loro bambini dipende dalla loro stanchezza materna post partum e anche dal tempo che hanno a disposizione dopo il lavoro. Il loro tempo libero può variare infatti in base alle stagioni e all'ora del giorno."

indigenous african baby on small potty

Nigeria: i Dahomeans

"I bambini molto piccoli vengono portati per la maggior parte del tempo sulla schiena (con l’ausilio di una fascia) dalle loro madri o, in rari casi, da altre donne che si prendono cura dei bambini. A meno che circostanze speciali non lo impediscano, una madre porta il suo bambino con sé ovunque vada, e si possono vedere donne col loro figlio a cavalcioni sulla schiena vendere merce al mercato, portare pesi per strada, lavorare nei campi, o ballare in danze cerimoniali. Un bambino è sempre accudito dalla madre che, mentre lo porta con sé ovunque, sente quando è inquieto o è il momento, e può agilmente metterlo a terra ogni volta che lui ha necessità di svolgere le sue funzioni di eliminazione. Così nel tempo, di solito nel giro di due anni, il processo di apprendimento a fare i bisogni in luoghi appropriati è completato e il bambino è autonomo. Se invece un bambino non risponde a questa aspettativa e manifesta l'enuresi all'età di quattro o cinque anni, bagnando la stuoia su cui dorme, in un primo momento viene picchiato. Se questo non corregge tale abitudine, si mette della cenere nell'acqua e si versa il composto sulla testa del bambino che viene portato in strada dove tutti gli altri bambini battono le mani e gli corrono dietro cantando: Adida go ya ya ya (Urina ovunque).”

“A Whydah, il bambino viene portato in laguna e lavato, ripetendo questo gesto una seconda volta se necessario. Se poi l'abitudine non viene interrotta, una rana viva viene attaccata alla vita del bambino, che spaventa così tanto l'autore del fatto che un’unica volta è sufficiente per farlo smettere. Ad Abomey, tuttavia, le botte sono la punizione consueta.”

Nigeria: i Kanuri

L'accudimento e la risposta per i bisogni di eliminazione del neonato sono minime. "La madre cerca di capire quando è probabile che il bebè minga. All'inizio semplicemente lo pulisce ogni volta che si bagna, ma non appena egli riesce a sedersi da solo, la madre lo mette a cavalcioni delle sue caviglie con la schiena appoggiata sui suoi piedi all'insù. Quindi scava un piccolo buco sul terreno sabbioso tra le sue caviglie e il bambino ha poi una semplice e confortevole toilette preparata dalla madre. Successivamente gli ripulisce i genitali e copre il buco con della sabbia.”

“L'accompagnamento dell’adulto viene poi riadattato e rimodulato non appena il bambino acquisisce delle abilità di deambulazione. Infatti dal momento in cui riesce a camminare, la donna adulta presente nella capanna fa rispettare la regola di uscire dalla capanna per espletare i propri bisogni di eliminazione, chinarsi a terra e utilizzare solo la mano sinistra per qualsiasi funzione da svolgere in merito alle attività riguardanti l’eliminazione. Il mancato apprendimento di queste abilità incontra una pressione più insistente col passare del tempo. Un bambino non più allattato al seno che non è in grado di svolgere facili azioni inerenti all’eliminazione potrebbe non essere nemmeno rimproverato, tuttavia, con crescente frequenza, gli verrà detto che è sporco, cattivo e che non deve fare cose come urinare sul pavimento della capanna."

Repubblica Centrafricana e Congo settentrionale: gli Aka Pygmy

Quando una madre sente che il suo bambino ha bisogno di defecare, si siede per terra, lo tiene in posizione e lo aiuta a eliminare accanto a lei. Nessuna forzatura o imposizione viene esercitata. Le feci vengono immediatamente gettate fuori dall'accampamento o dal villaggio. Quando poi è in grado di stare in piedi, spostarsi e poi camminare, il bambino impara a defecare dietro le capanne o fuori dall'accampamento. Se va nel posto sbagliato, la madre o la sorella afferra un machete o un grosso coltello con cui raccoglie le feci e lo sporco da terra, lo adagia e avvolge su un letto di foglie secche e infine lo getta il più lontano possibile nella vegetazione fuori dall'accampamento o dal villaggio. Le regole sono più rigide in accampamenti e rifugi permanenti. L'enfasi posta sull'eliminare in luoghi adeguati non è così marcata tra i Pigmei Aka come lo è tra i popoli dell'Africa occidentale."

"In alcune altre popolazioni, viene somministrato un clistere quotidiano d’abitudine (tramite la bocca della madre o un dispositivo) per scopi igienici, terapeutici e preventivi. Una volta iniettato il liquido detergente, la madre si siede su uno sgabello e fa sedere il bambino sulle sue cosce sopra un recipiente."

“Come in tutte le società, le madri africane esprimono la loro soddisfazione per i propri figli. Questo a volte viene fatto in modo diverso che altrove, in quanto non è sempre evidente agli estranei. In pubblico, la madre è molto riservata e adotta una maschera di impassibilità che nasconde la sua soddisfazione. Infatti ella teme che troppe lodi al suo bambino possano attirare l'attenzione di spiriti maligni e gelosi. Al contrario, l'entourage di fratelli e vicini di casa non perde occasione di riconoscere ad alta voce ogni nuova "prestazione" del bambino. La lode e l'approvazione sono quindi sempre presenti, anche se non necessariamente manifestate dalla madre. Le "mamme", le "zie", le nonne o la cerchia delle persone più vicine (soprattutto donne e bambini) svolgono un ruolo preponderante nell'insegnamento delle convenzioni sociali quotidiane. Anche in questo senso fluttuano i ruoli tradizionali, delegando ad alcuni funzioni di autorità e ad altri di tenerezza.”

"Per quanto riguarda il ruolo del padre, le situazioni variano molto, dipendendo in gran parte dalla sua personalità e dallo stato del bambino (primo nato, ultimo nato, maschio, femmina). Ci sono culture in cui un padre non prende parte alle cure quotidiane dei suoi figli e altre, come i Pigmei, i Bassari del Senegal o in Asia, dove la presenza degli uomini nella vita dei propri figli è onnipresente."

"In Africa, l'apprendimento rispetto a dove eliminare si completa il prima possibile. Nell'accertamento dell'età di indipendenza, è necessario distinguere tra controllo intestinale e vescicale, così come tra movimenti intestinali normali e diarrea (purtroppo abbastanza frequente in queste regioni)."

"In generale, sia che si tratti di abilità a tenersi puliti o suoi corollari (ad esempio, molte culture limitano la pulizia all'uso solamente della mano sinistra), le testimonianze che derivano da culture africane sono molto preziose in merito, offrono informazioni interessanti. Il raggiungimento del controllo sfinterico corrisponde al periodo di rapido sviluppo psicomotorio dei bambini tra i 12-18 mesi ed è stato confermato e sottolineato da numerosi esperti dell'infanzia. Ritengo che questa “precocità” (dal punto di vista delle nostre abitudini culturali contemporanee N.d.T.) sia correlata all'incessante stimolazione sociale a cui sono sottoposti i bambini, non solo dalle madri fino allo svezzamento/separazione dalla madre, ma anche dalle tante altre persone coinvolte nella loro crescita (famigliari e non solo)."

Senegal: i Wolof

Jacqueline Rabain (antropologa francese che ha compiuto studi esperienziali sulla quotidianità tra i bambini Wolof dai 2 ai 6 anni N.d.T.) mi ha comunicato che a partire dall'età di 2 mesi, una madre fa sedere suo figlio sulle sue caviglie. Tiene le caviglie divaricate per fare in modo che egli possa urinare o defecare. Un neonato, infatti, è in grado di tenere la testa dritta all’età di 2 mesi. La madre lo sostiene in posizione sulle caviglie tenendogli ferme le braccia. Lo incoraggia a eliminare facendo un suono simile a un fischio "sssss". Una madre non si complimenta mai col figlio quando elimina. Passa spesso il tempo chiacchierando con altre donne durante questo momento di accudimento. Tale comportamento è stato osservato tra il 1965 e il 1966.

Un bambino non dovrebbe essere guidato verso l’autonomia rispetto ai suoi bisogni di eliminazione prima che possa camminare. Rabain afferma di non aver mai visto bambini di età inferiore ai 3 anni rimproverati per aver urinato per terra. Si pone una gran cura ed enfasi affinché il bambino impari a defecare "nella boscaglia" dietro casa. Questo lo impara principalmente attraverso l’imitazione di adulti e bambini più grandi: è il loro esempio a permettergli di apprendere.

"Ho fatto un’esperienza sul campo negli stessi villaggi e nelle stesse famiglie a gennaio e febbraio del 1994 e in seguito nel dicembre del 1998 e nel gennaio successivo. A quel tempo, ho osservato che erano stati introdotti piccoli vasi di plastica che erano disponibili nei mercatini locali. Sono abbastanza comuni ora. Non so se il vasino venga adoperato fin da subito tra le caviglie della madre, ma l'ho visto usato da bambini dai 18 mesi ai 2 anni di età."

Tanzania: i Chaga

"Il controllo della minzione e della defecazione fa parte dell'apprendimento del bambino. Che sia fatto con successo è di costante competenza e interesse della madre. In effetti, le cerimonie matrimoniali prefigurano questo. Gli uomini sono scoraggiati dal fare commenti denigratori sul dovere di una madre di educare all’autonomia i suoi piccoli e viene loro insegnato ad essere pazienti con le mogli se dovessero trovare i loro vestiti sporchi o macchiati da un bambino.”

"L'abitudine di proporre la possibilità di evacuare in certi momenti, assente nel caso dell'alimentazione, sembrerebbe presentarsi solo da parte di donne che sono passate sotto l'influenza europea. Alcune di queste hanno iniziato ad addestrare i propri figli uno o due mesi dopo la nascita a defecare a un'ora prestabilita ogni mattina. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, non si insiste sulla regolarità. Il bambino viene sdraiato su un pezzo di cuoio. Gli eventuali escrementi vengono rimossi con erba secca il prima possibile per evitare che il cuoio marcisca e abbia un cattivo odore. Finché il bambino è portato in giro in fascia, la madre lo osserva da vicino e sviluppa un'abilità quasi prodigiosa di indovinare i suoi bisogni. Ogni volta che si sveglia, diventa irrequieto o, nel caso di un maschio, ha un'erezione del pene, viene tirato fuori dalla fascia e scostato dal corpo della madre... Man mano che egli cresce e impara a camminare, gli viene insegnato a ritirarsi nel frutteto [di banane].”

“L'enuresi notturna richiede una serie di disposizioni. I passi fatti con i bambini più piccoli sono magici. Quando un neonato ha circa nove mesi, sua madre raccoglie le gocce di pioggia nello zoccolo di una capra o nelle involuzioni di una foglia di colocasia. Lo dà al bambino come medicina, dicendo: "Prendi e bevi questo farmaco. Ti impedirà di bagnare il letto". A un bambino più grande è mostrata la pozza di pipì mentre viene rimproverato... Alcuni bambini non imparano mai a controllare la minzione, anche se vengono disprezzati per la loro mancanza e gli viene detto che questo sarà un ostacolo al loro matrimonio (l'enuresi è motivo di divorzio). In questi casi un ragazzo preferisce dormire con le galline in un angolo della capanna, dove può farla impunemente."

“Come in molte altre popolazioni, i ragazzi Chaga hanno uno spiccato senso dell'umorismo per quanto riguarda l'urina. "Viene utilizzata quando i ragazzi realizzano modelli con l'argilla per tenerla umida e, occasionalmente, si urinano addosso l’un l’altro per divertimento.”

indigenous african baby pottied over ground

Togo

In Africa è raro vedere una donna sporcata dal suo bambino. “Le mamme africane sembrano in grado di rilevare i più piccoli segnali dei bisogni corporei dei loro figli. Al più sottile movimento o cambiamento di respiro, comprendono il messaggio, li tolgono dalla schiena e se li mettono alle caviglie in un istante. Se accade un incidente, la madre si vergogna e si sente mortificata.”

"Alcuni etnologi sposano la convinzione diffusa che in Africa i movimenti intestinali dei bambini non provochino repulsione. L’antropologa visuale Nadine Wanono sottolinea che lunghe collane di chiodi di garofano deodoranti sono indossate dalle madri di bambini molto piccoli; l’etno-antropologa Suzanne Lallemand ci racconta che in molte società rurali tradizionali gli uomini si lamentano di questi odori. Nel centro del Togo c'è persino una canzone con il ritornello che dice Che puzza, come una donna che ha un bebè."

Uganda: i Baganda

"Il metodo di insegnamento consiste nella madre che tiene il bambino in posizione accovacciata, con i piedi del piccolo per terra e il suo braccio che passa dietro la schiena del piccolo, sostenendolo e tenendolo un po’ lontano da lei. L'altra sua mano (della madre) di solito è anch’essa messa attorno al corpo del bambino, sulla pancia, ma ai miei occhi non era chiaro se fosse usata per offrire supporto o fare pressione. Il bambino viene "tenuto fermo" in questa posizione subito dopo essersi svegliato dal sonno e subito dopo la poppata. Come uno dei nostri informatori ci ha riferito, la madre avrebbe potuto anche interrompere l'allattamento, se avesse percepito che il neonato o bambino piccolo stava per avere un movimento intestinale, evitando così di sporcarsi."

La parola in lingua luganda che indica tenere il bambino in questo modo è okusimba, sinonimo del verbo "piantare". Una posizione alternativa osservata dalla dottoressa Hebe Welbourn e descritta come "tenere fuori" si riferisce a reggere il bambino sotto le ascelle in posizione eretta con i piedini che toccano il suolo.

Il bambino alla fine costruisce un'associazione tra l'essere tenuto giù (o scostato) e l'eliminazione. "La maggior parte delle madri ha insinuato abbastanza chiaramente che la pratica del 'tenere giù' era concepita per rispondere al bambino in un momento opportuno quando era pronto per espellere ma non l'aveva ancora fatto. Tutte hanno posto l'accento sulla necessità di vigilare sul bambino e di accompagnarlo. Hanno attribuito importanza alla comodità di evitare i letti sporchi o bagnati intraprendendo questa pratica, ma allo stesso tempo credono che sia un metodo per favorire l’apprendimento."

Le madri mostrano molta pazienza durante tutto questo periodo di apprendimento. I bambini non vengono mai rimproverati o puniti per incidenti; invece, i momenti di mancanza di controllo sono trattati in modo pratico senza problemi.

Prima che il bambino possa effettivamente segnalare i suoi bisogni, la madre adatta le sue pratiche a ciò che ha osservato dei suoi ritmi e lo tiene in posizione nei momenti in cui è più probabile che defechi o urini. Presto egli è in grado di segnalare i suoi bisogni con suoni speciali che lei riconosce ancor prima che lui possa verbalizzare. La misura in cui il controllo è qualcosa di acquisito dal bambino piuttosto che a lui imposto è dimostrato dalla sua tendenza a prendere l'iniziativa in prima persona per trovare il luogo appropriato per eliminare quando è abbastanza grande per arrivarci con le sue stesse forze. Tutto ciò dipende dall'onnipresenza e dalla reattività della madre (o di qualche altro adulto o bambino responsabile) che si assicurano che i segnali del bambino non rimangano inascoltati.”

Ainsworth (psicologa statunitense N.d.T.) teorizza che "potrebbe benissimo essere, che il compito di imparare prima di tutto che il letto è un posto da non bagnare o sporcare, sia ben più facile di apprendere che l'eliminazione può avvenire solo in un posto - su un vasino o sul gabinetto. Avere afferrato questa prima nozione, cioè di non bagnare il letto, potrebbe facilitare la capacità di aspettare di raggiungere il posto appropriato e poi eliminare rispetto che prefiggersi questo ultimo risultato senza passaggi intermedi.”

Uganda: dal resoconto di Marcelle Geber (psichiatra infantile)

In Uganda la madre “non interpreta mai erroneamente i bisogni del suo bambino, sia che voglia poppare, urinare o defecare. Con un movimento rapido e tenero, lo fa rotolare dalla schiena sul fianco, poi lo tiene al petto con la mano aperta; oppure lo fa scivolare su un fianco e lo tiene scostato con il suo braccio in modo che non la bagni; oppure lo tira fuori dalla fascia di tela e lo tiene seduto tra le sue mani in modo che non si sporchi e non sporchi neanche lei."

Una madre ugandese è così intimamente connessa con il suo bambino che percepisce e risponde "al minimo movimento, al più piccolo lamento e al gesto più sottile" che comunicano i bisogni del piccolo. Lo stesso vale nelle occasioni in cui non lo sta portando ma lo ha, secondo tradizione e dovere, offerto in segno di benvenuto a un visitatore da tenere.

Quando i bambini sono abbastanza grandi per camminare, Geber li osservò mentre uscivano all'aperto, senza bisogno di aiuto, per fare i propri bisogni. Ha riferito che essi sono completamente autonomi tra i 15 e i 24 mesi.

Uganda: dal resoconto di Joseph Chilton Pearce

Nel suo libro Magical Child (Il bambino magico), Joseph Chilton Pearce scrive: "Jean MacKellar mi ha raccontato dei suoi anni in Uganda, dove suo marito pratica la professione medica. Le madri locali conducevano i loro bambini dal dottore, spesso in fila pazientemente per ore. Portavano i neonati in una fascia sul petto, accanto al seno nudo. I bambini più grandi venivano portati sulla schiena, in stile papoose. Essi non venivano mai fasciati, né venivano usati pannolini. Eppure nessuno di loro era sporco alla fine della visita del medico. Perplessa e stupita, alla fine Jean ha chiesto ad alcune delle donne come facevano a mantenere i loro bambini così puliti senza pannolini o altri simili supporti. Le madri hanno risposto ‘Oh, semplicemente andiamo nei cespugli’. ‘Beh, ha ribattuto Jean, come fate a sapere quando il bambino ha bisogno di andare tra i cespugli?’ Le donne erano sbalordite dalla domanda, ‘Come fai tu a sapere quando ti scappa?' esclamarono.”

Spero che vi sia piaciuto ascoltare queste storie tanto quanto io mi sono divertita a condividerle. Un enorme ringraziamento a Laurie Boucke: per favore, procuratevi una copia del suo libro, godetevi la lettura e tutte le foto di questi adorabili resoconti storici riguardo le abitudini indigene riguardo alla risposta ai bisogni di eliminazione di neonati e bambini piccoli, nonché una storia dell'evoluzione delle abitudini occidentali in merito a questo argomento.

Qual è la cosa più importante che hai ascoltato o letto dalle storie di oggi? Ti esorto a condividerlo nei commenti qui sotto.

 

xx Andrea

 

PS - ecco la versione video di questo articolo nel caso lo preferiate su YouTube (in inglese). ;)

tutte le citazioni e le foto di questo articolo sono protette da (c) copyright di Laurie Boucke Infant Potty Training (Educazione infantile al vasino)

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Diana Dalle Molle

About Diana Dalle Molle

Mi sono formata con Andrea Olson e sono attiva in Italia dal 2018 come Consulente certificata Go diaper free. Credo che i bambini nascano competenti e che come genitori possiamo promuoverne la completa fioritura come esseri umani integri. In questo senso offrire loro ascolto e una risposta immediata, autentica e naturale ai bisogni espressi, è fondamentale per sostenere lo sviluppo dell’autostima, della fiducia in sé stessi e nell’ambiente che li circonda. Condivido la mia esperienza di madre, counselor e consulente per sensibilizzare sul tema dei bisogni di eliminazione e diffondere una corretta informazione. Affianco e supporto genitori e famiglie, sia nei percorsi di Elimination Communication (0/18 mesi) che di Educazione al Vasino (+18 mesi). Offro percorsi individuali e di gruppo per facilitare i genitori ad espandere la qualità delle proprie relazioni familiari e come opportunità per sviluppare attitudini quali ascolto e consapevolezza. Tradurre “Go diaper free”, “Tiny Potty Training” di Andrea Olson, e i principali articoli del blog significa rendere più facilmente accessibili questi contenuti ai genitori che desiderano informarsi ed agire per preservare salute e benessere sia dei bambini che del pianeta. Nella pagina di riferimento per l’Italia https://www.facebook.com/GoDiaperFreeItalia/trovi contenuti, eventi e gruppi di supporto.

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